Bianco o nero

Ogni tanto mi capita di leggere i commenti su notizie e blog di quotidiani on line e ultimamente ho notato come spesso emerga una distorsione cognitiva dilagante: il pensiero dicotomico, ovvero il così detto “black and white thinking”.
Pensare in bianco o in nero, escludendo le diverse sfumature esistenti fra un estremo e l’altro, è un atteggiamento molto comune che si riscontra in innumerevoli contesti ed emerge in maniera dirompente non solo quando l’oggetto della discussione riguarda se stessi o l’interlocutore, ma anche quando ci si confronta con gli altri su temi che riguardano tutti.
Hai sentito? La De Martinis (nome inventato) si sta adoperando parecchio per i diritti degli omosessuali…” – “Ah be’…andiamo bene, se a lei interessano solo gli omosessuali mi chiedo chi l’ha votata! Ai nostri diritti chi ci pensa?”. Ecco, questo è un esempio di quello che si può definire un errore cognitivo: o tutto o niente. C’è un rifiuto a considerare l’idea che fra i due poli ci possano essere aspetti degni di essere considerati. “Tesoro, che ne pensi se questa sera anziché al cinema, andiamo a teatro? Al cinema ci andiamo sempre…” – “Ma se non ti piace il cinema, puoi dirlo!”.
È chiaro che questi errori cognitivi inquinano la comunicazione e sono causa di incomprensioni, litigi, conflitti e discussioni, a volte anche logoranti.

Cosa si cela dietro questo atteggiamento mentale? Semplicemente il bisogno di avere certezze assolute, punti fermi indiscutibili e la paura che qualcuno possa ribaltarli, spingendoci su un piano instabile. Il pensiero dicotomico nei bambini è normale, se chiedete ad un bambino di 5 anni com’è lo zio che gli ha appena regalato una macchinina, lui risponderà “buono”. In età adulta, solo in certi casi è patologico, ovvero quando fa parte di un quadro sintomatico più ampio all’interno di un disturbo della personalità, ma comunemente si può considerare come una distorsione cognitiva che limita la nostra capacità di comprendere il mondo che ci circonda.
L’esigenza che provoca questa visione è dunque quella di catalogare, di inserire in maniera ordinata e in pochi cassetti tutte le informazioni che ci pervengono, evitando sottogruppi che complicherebbero la valutazione delle stesse informazioni. È un po’ come se si facesse economia delle proprie risorse, arrivando ad una veloce conclusione e ad un giudizio che ci mettono al riparo da uno stancante lavoro di ricerca, di studio, di approfondimento, di confronto, lavoro che è ritenuto inutile, dal momento che siamo già in possesso dei nostri comodi e ampi cassetti, già pronti ad accogliere tutte le informazioni in cui ci imbattiamo.
Ciò che è interessante notare è che in un’epoca in cui avere accesso ad approfondimenti, ricerche ed informazioni non è più prerogativa di una minoranza, come lo era fino a qualche decennio fa, questo atteggiamento, oggi più che mai, è molto diffuso. La spiegazione di questo fenomeno si può trovare nella paura dell’instabilità. Si preferisce semplificare tutto, evitando ogni complicazione dovuta alla complessità che può caratterizzare un argomento, un aspetto, un episodio e così via. Se non sei simpatico sei antipatico, se non hai successo sei un perdente, se non sei bello sei brutto, tutto dev’essere giusto o sbagliato, da una parte o dall’altra insomma, senza nessuna via di mezzo, anzi le vie di mezzo sono considerate escamotage per chi non ha le idee chiare, per chi non vuole prendere posizioni, strategie da furbi insomma, che non fanno che creare confusione.

Per tornare ai commenti su notizie e post di blogger presenti sui quotidiani on line, uno degli argomenti in cui è possibile osservare il pensiero dicotomico è il femminismo, un fenomeno che oggi ha assunto una connotazione completamente diversa rispetto a quella degli anni ’70. In particolare, è interessante osservare come spesso ci si divida in due gruppi, da una parte chi pensa che gli uomini siano aggressivi, pericolosi, cinici, orchi, aguzzini, brutti e cattivi e dall’altra chi invece vede le donne come vittime, indifese, deboli, da proteggere e da sostenere, belle, intelligenti e divine. Si intavolano discussioni chilometriche su questo tema, basate appunto su preconcetti legati proprio al pensiero dicotomico. Il risultato è molto triste, i due mondi (maschile e femminile) già così diversi per molti aspetti, si stanno allontanando sempre di più, c’è un muro che cresce giorno dopo giorno, alimentato da iniziative di vario tipo a difesa delle donne, da termini nuovi come “femminicidio” e da fenomeni quali “MeeToo” che in America ha spopolato e che in Italia è stato rappresentato da diverse donne in prima linea, come l’attrice Asia Argento. Giusto? Sbagliato? Positivo? Negativo? Stesso discorso per temi quali veganismo, fede religiosa, cure mediche, teoria del gender, e così via. Solo una certezza: le sfumature di grigio su questi temi sono tante.
È chiaro che rapportarsi con la realtà in cui viviamo pensando in bianco e nero, non ci permette di ampliare e modificare i nostri schemi mentali, nell’ottica del miglioramento e della crescita personale. Il confronto è necessario fra gli esseri umani, senza lo scambio di punti di vista e di opinioni diverse, saremmo ancora ad un livello evolutivo primitivo. Imparare ad utilizzare al meglio questo scambio, a servircene per migliorare ed ampliare le nostre mappe mentali, è di fondamentale importanza per l’evoluzione. Il mondo, la realtà, le persone sono tutt’altro che semplici, illuderci di poter eliminare la complessità e le innumerevoli sfumature che caratterizzano questi elementi è solo un modo per aggirare la nostra stessa mente, eliminando problemi e complicazioni con una comoda scorciatoia che è quella di una visione appunto distorta.
Pensare in bianco o nero è dunque rassicurante ma non è funzionale: se si tracciano linee nette per identificare la realtà, non si può essere in grado di gestire il confronto con chi sta dall’altra parte, lo si ritiene assolutamente in errore e pertanto si è nella perenne condizione di conflitto, situazione tutt’altro che comoda. Inoltre, il pensiero dicotomico, proprio perché rigido, non permette di dare libero sfogo alla creazione di nuovi percorsi, di nuove soluzioni per ostacoli e difficoltà che la vita ci mette davanti, senza parsimonia.
Per riuscire a migliorare l’elasticità mentale che permette di rendere le dicotomie meno rigide, è necessario un lavoro su stessi nell’ottica dell’acquisizione di una maggiore consapevolezza e della scoperta di quelle risorse personali inutilizzate. Se riconosci che cadere spesso nel pensiero dicotomico ti ha causato una difficoltà contingente che adesso vuoi risolvere imparando a gestire meglio questa distorsione cognitiva, il counseling può esserti d’aiuto.

2 pensieri riguardo “Bianco o nero

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