Gestire le emozioni

Il modo in cui si affrontano i problemi che si presentano nella quotidianità è una questione di enorme importanza e influisce pesantemente sulla nostra qualità di vita. Spesso non sono i problemi stessi a gravare su di noi ma proprio il modo in cui reagiamo. Tutti, prima o poi, ci sentiamo sconsolati, svuotati, demotivati, incompresi, penalizzati, presi di mira dalla sfortuna e addirittura perseguitati dalla mala sorte, ma come fare a lottare contro quel senso di vittimismo che inevitabilmente incombe su questi stati d’animo, vittimismo che non fa che peggiorare la situazione già critica di per sé?
Ciò che ti proporrò adesso ti sembrerà forse difficile da mettere in pratica e anche un po’ antipatico, ma ti posso assicurare che funziona. Si tratta di una tecnica di counseling che oggi voglio provare a condividere con te.ira
La tecnica consiste nel contestualizzare il disagio. Spiego: quando ci si sente vittime, è il nostro egocentrismo che ha la meglio, noi in quel momento ci sentiamo al centro di tutto e non riusciamo a pensare ad altro all’infuori del nostro problema, che sarà per noi quanto di peggio potesse capitare. Saremo dunque in balia di emozioni primarie, come rabbia, paura, tristezza, disprezzo. Per far fronte a questo stato è necessario attivare emozioni secondarie, quali orgoglio, vergogna, invidia, emozioni che solitamente hanno un’accezione negativa ma che in questi casi aiutano, in quanto ci pongono di fronte alla necessità di mostrare rispetto per la nostra dignità. Possiamo considerarle come delle escamotage che ci salvano dalla fase di impasse. Se sono in preda alla rabbia e l’istinto è quello di urlare in mezzo ad una piazza popolata, solo un senso di vergogna mi farà cambiare idea e solo dopo ragione e auto-controllo mi aiuteranno ad evitare l’esplosione di rabbia.
rifiuto socialeSe provo tristezza e ho un’irrefrenabile voglia di rinchiudermi in casa a piangere, solo l’orgoglio (o se preferisci l’amor proprio) potrà farmi ritrovare la voglia di salvaguardare la mia dignità e troverò un modo per risollevare l’animo. Cosa diremmo ad un amico che si rifiuta di reagire alle avversità della vita, vivendole in maniere passiva, con un enorme carico emotivo? “Basta, non sei un bambino, reagisci, usa le tue risorse, non è oggi la fine del mondo, cerchiamo e analizziamo i lati positivi, vediamo di uscirne fuori!”. Se mi sento sempre penalizzato, solo un senso di invidia (quel genere di invidia che serve da motivatore) mi potrà spingere verso il miglioramento delle mie prestazioni, studiando cause ed effetti delle mie azioni.    
Questo non significa che non si deve dare libero sfogo alla rabbia o alla tristezza, è assolutamente normale provare queste emozioni ed è giusto farle fluire, 
Il dolore fa parte della vita, non sostengo che vada sempre e necessariamente tenuto lontano, ciò che voglio evidenziare qui è che è necessario darsi aiuto in questi momenti di “emergenza emotiva”, perché siamo sempre e solo noi che abbiamo il controllo della nostra persona, nessun altro può farci ritrovare l’equilibrio e può salvarci dall’autocommiserazione o dagli eventuali e qualche volta irreversibili effetti collaterali di improvvisi scatti di ira, finché saremo capaci di tenere a bada le nostre emozioni, saremo anche in grado di evitare che questi stati d’animo degenerino in patologia.

È vero che un abbraccio, una parola di conforto, un amico vicino che ci frena dal compiere azioni di cui potremmo dopo pentirci, possono essere di grande aiuto in questi momenti, ma è ancora meglio imparare ad essere autonomi nel gestire le emozioni con cui reagiamo a tutto ciò che ci capita nella vita. Assumerci la responsabilità che abbiamo (anche una parte di responsabilità) nelle situazioni in cui ci imbattiamo è già un enorme passo avanti, se poi riusciamo anche a dimostrare, a noi stessi e dopo agli altri, quali capacità abbiamo di risolvere le problematiche che tutti conosciamo e con  cui tutti dobbiamo lottare, allora quel senso di infantile vittimismo, che non porta a nulla, potrà essere facilmente tenuto a distanza. Attribuire la responsabilità totalmente agli altri è un ottimo modo per sentirci risollevati in certi momenti ma non risolve il problema e, per di più, danneggia le relazioni.
Devi far leva sulla tua dignità e sulle tue capacità. Ricordati di tutte quelle situazioni in cui hai saputo trovare dentro di te le risorse per superare i tuoi momenti critici, in questo modo ridimensionerai il problema e riuscirai finalmente a trovare la forza di attivarti positivamente per risolverlo.

Il counseling è utile e può essere risolutivo nell’ambito del benessere, nell’ottica del miglioramento dello stile di vita. In presenza di stati patologici è sempre consigliabile rivolgersi a chi di competenza.

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