Io sono ok!

Gina è una giovane donna, molto carina, socievole, sorride spesso, vive ancora con i suoi genitori, fa la cassiera in un ipermercato. Mi contatta per un problema: non tollera il giudizio degli altri e spesso rimugina su frasi, episodi, risposte mancate. Tuttavia, l’unica reazione che ha davanti a questo disagio, è l’impellenza di essere sempre e ad ogni costo disponibile, sorridente e positiva.

Durante il primo incontro si racconta descrivendomi il suo modo di essere, ma lo fa rimanendo sulla difensiva, con un atteggiamento prudente, come se desse per scontata la mia opinione, pur sapendo che una delle regole della relazione d’aiuto in counseling è proprio l’assenza di giudizio.
Le chiedo di procurarsi un diario dove annotare, durante la settimana, tutte quelle circostanze e situazioni in cui si sente criticata, descrivendo sensazioni e pensieri. La scrittura è un ottimo strumento per guardarsi da altre prospettive: del lettore, dello spettatore, dell’osservatore. Rileggendosi è possibile infatti scoprire atteggiamenti che abbiamo adottato inconsapevolmente e si possono, in questo modo, trovare chiavi che aprono porte per accedere a nuove vedute, per correggere atteggiamenti disfunzionali.

La settimana seguente, Gina mi confessa di aver trovato infantili ed immaturi alcuni pensieri trascritti sul suo diario, arrivando ad una considerazione importante che mi colpisce positivamente: “Tutto ciò che desidero è avere più stima di me“.

Gina afferma di odiare le apparenze perché non sopporta la gente che costruisce “false facciate” e preferisce di gran lunga la genuinità e la spontaneità. Mi riferisce, in particolare, di odiare chi non ha il coraggio di dire in faccia ciò che realmente pensa. Le propongo una simulazione: io sono una vicina di casa, siamo in ascensore, entrambe andiamo al quarto piano, il mio odore è sgradevole, ho appena fumato. “Ciao, come va?” “Salve, bene grazie, Lei?” “Ma che lavoro fai te, che non l’ho ancora capito?” “Lavoro al Pianeta, in cassa” “Ah…ecco. Non ci vado mai al Pianeta io, faccio la spesa al Free Shop! Vai via a Pasqua o vi tocca lavorare?” “No, il giorno di Pasqua è chiuso, almeno quello…” “Tua madre come sta?” “Bene, grazie.” “Non la vedo mai… ma esce di casa ogni tanto? Ti saluto…” “Arrivederci!”. Le chiedo se aveva davvero voglia di rispondere alle mie domande e la risposta è negativa. “Quindi lo hai fatto per mantenere la parvenza di una persona educata, perché se tu le avessi risposto – Signora, innanzitutto Lei ha un odore di fumo tremendo, inoltre mi faccia la cortesia di guardare i messaggi del suo cellulare che magari ancora non ha letto perché io non ho molta voglia di convenevoli – lei avrebbe pensato di te – Ma che maleducata! – e ti avrebbe guardata in cagnesco le altre centinaia di volte che vi sareste incrociate”.

Riflettiamo dunque sul fatto che la vita degli esseri umani (purtroppo o per fortuna, dipende dalle situazioni e dai punti di vista) è governata anche da comportamenti che vengono messi in atto per “salvare la faccia”, utilizzando strategie che ci facilitano le relazioni e che ci aiutano a farci accettare dagli altri. La invito a riflettere su tutte quelle circostanze in cui lei stessa sorride e scherza quando in realtà vorrebbe fare altro. Se questi comportamenti si adottano troppo spesso, vuol dire che si vive in un contesto nel quale non ci identifichiamo, non ci sentiamo a nostro agio,  non ci sentiamo accolti per quello che siamo.
Gina parla dunque dei complimenti che ogni tanto le fanno, sostenendo che raramente crede che siano sinceri. Le chiedo se riflette mai sulle motivazioni che si celano dietro un complimento. Quali possono essere le intenzioni di chi fa un complimento? Nella peggiore delle ipotesi, l’intenzione di rabbonire l’altro per poi avere un riscontro personale? La voglia di mostrarsi carini, a sostegno delle famose apparenze? Il desiderio di esplicitare un sincero apprezzamento? A parte la prima ipotesi, che nasconde la mira per un tornaconto che comunque si può riconoscere e tenere a distanza, cosa ci può essere di negativo dietro un complimento? Gina si rende conto che in effetti non aveva mai riflettuto sulle intenzioni di chi si complimenta con lei.
Durante l’ultimo incontro (l’ottavo), la cliente è decisamente più serena, mi racconta entusiasta del laboratorio teatrale che le avevo consigliato di valutare e che sta frequentando da qualche settimana, delle persone che ha conosciuto e dell’ambiente positivo che ha trovato. Afferma di sentirsi meglio insieme agli altri e di aver capito che non è necessario apparire simpatica con tutti, che è possibile anche fare a meno di questa maschera “perché come mettono a disagio me quando sono gli altri ad usarle, certamente mettono a disagio gli altri se le uso io ed è per questo motivo che poi non c’è modo di trovare trasparenza e spontaneità nelle relazioni, è uno scambio. L’atteggiamento che gli altri hanno nei miei confronti è un po’ lo specchio del mio verso di loro“.

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