La mia perplessità nei confronti della PNL

Premessa: sarò un po’ critica nei confronti della Programmazione Neuro Linguistica, una pratica oggi molto diffusa. Questo metodo fu ideato in California, negli anni 70 del secolo scorso, da Richard Bandler e John Grinder. In Italia si è affermato una decina di anni dopo. “Il nome deriva dall’idea che ci sia una connessione fra i processi neurologici (“neuro”), il linguaggio (“linguistico”) e gli schemi comportamentali appresi con l’esperienza (“programmazione”), affermando che questi schemi possono essere organizzati per raggiungere specifici obiettivi nella vita. La programmazione neurolinguistica si ispira anche a tecniche riconosciute (come l’ipnosi ericksoniana), ma il suo modello terapeutico non ha validità scientifica, ed è considerata una pseudoscienza, priva di riscontri e fondamentalmente erronea. Tali caratteristiche ne fanno un caso di studio nell’insegnamento universitario e professionale, dove viene utilizzato come modello di teoria pseudoscientifica” (definizione tratta da Wikipedia). Non che io prenda le definizioni di Wikipedia per oro colato, ma che si tratti di un modello teorico pseudoscientifico non si può negare.shutterstock_224613730-e1440270131277
Bandler era fermamente convinto che gli uomini fossero auto-programmabili. Egli affermava che fosse possibile impostare programmi specificatamente progettati al fine di occuparsi in maniera automatizzata di “noiose mansioni terrene”, lasciando così alle nostre menti lo spazio per altre cose più interessanti e creative. Un progetto ambizioso dunque, soprattutto considerando anche che secondo i due creatori, la PNL potesse essere usata efficacemente nella terapia psicologica, come cura di fobie, disabilità di apprendimento, disturbi ossessivi e psicosomatici, anche con una singola sessione di un’ora (!).
Ma perché questa diffusione a macchia d’olio, soprattutto in quest’ultimo decennio? Probabilmente perché la sua applicazione nell’ambito del Marketing e della formazione aziendale, ne ha fatto un metodo che consiste in una serie di tecniche da studiare e praticare per comprendere e prevedere le intenzioni del potenziale cliente ed indirizzarlo all’acquisto. Il venditore esperto in PNL sarà dunque in grado di vendere anche la sabbia nel deserto con l’ausilio di tecniche che si basano sul controllo e la decodifica non solo del linguaggio verbale ma anche del non verbale, ovvero il linguaggio corporeo (espressioni, movimenti oculari, contrazioni dei muscoli facciali, tono di voce, gestualità, postura e così via). Chiaramente, il bacino d’utenza è ampissimo, dal manager aziendale al broker finanziario, dall’agente immobiliare al consulente commerciale, non esiste persona interessata al marketing (politici compresi, dato che per mezzo della comunicazione, vendono le loro idee e la loro immagine) che non sia interessata alla PNL. I corsi di formazione proliferano. i-10989-cG.15623.1
Personalmente ritengo che non esistano strategie psicologiche che possano essere insegnate, la mente umana non è un oggetto manipolabile a comando. La PNL si basa su tecniche e strategie mentali, chi si iscrive ad un corso, lo fa certamente perché vuole imparare ad acquisirle, ma imparare un atteggiamento mentale secondo un modello pedagogico e non andragogico (ossia il modello di insegnamento rivolto agli adulti) è impossibile e non esiste corso di PNL che non sia strutturato sulla base di questa tipologia di insegnamento.
Non si può manipolare la mente altrui con tecniche e stratagemmi vari e né tanto meno si dovrebbe credere di poter stravolgere il proprio atteggiamento mentale per mezzo di un corso, imparando alcuni pattern linguistici e il “significato” dei movimenti oculari appresi possibilmente nell’arco di un weekend. Può certamente essere lo spunto per iniziare un lavoro su se stessi, ma l’unico modo per poter modificare i propri schemi mentali è sempre e solo l’auto-analisi, l’acquisizione della consapevolezza di quelli che sono gli atteggiamenti disfunzionali, l’osservazione di sé e dei propri comportamenti, l’osservazione delle reazioni di coloro che ci sono vicini (il feedback è molto utile, ci può dare preziose informazioni) e la sua elaborazione.
Per cambiare è necessario capire prima di tutto quali sono i nostri costrutti limitanti, che non ci permettono di vivere come vorremmo. Acquisire questa consapevolezza però non basta, il passo successivo è la convinzione di voler cambiare, anche a costo di dover lavorare parecchio prima di riuscire ad abbandonare alcuni vecchi automatismi e ad acquisirne di nuovi. Senza la forza di volontà e la determinazione, le tecniche  non ci possono aiutare.
A mio parere, l’approccio giusto alla PNL deve avere di base innanzitutto la curiosità di capire di che cosa si tratta. Dopo il primo approccio, si può valutare autonomamente, in maniera critica e non passiva, quali elementi possono diventare strumenti utili per la nostra crescita personale e quali invece sono da considerare mere indicazioni su come aggirare la nostra stessa mente o peggio ancora su come persuadere chi abbiamo davanti a compiere un’azione che fa comodo a noi ma non a lui. La mia perplessità riguarda la confezione, il pacchetto di tecniche da trasferire a tutti i partecipanti del corso, ai lettori di un manuale o ai fruitori di un video o di un seminario. Ritengo che questo metodo sia poco rTrump-e-la-comunicazione-non-verbaleispettoso dell’individualità. Le espressioni e le micro-espressioni facciali, compresi i movimenti oculari, fanno parte della comunicazione non verbale e c’è un mondo da scoprire dietro questo argomento vastissimo. Non si riduce tutto banalmente in poche regole, nel tentativo di comprendere al volo le emozioni del nostro interlocutore, basandoci su dove guarda mentre ci parla, se aggrotta la fronte o si tocca il naso o il mento con un dito. C’è molto di più.
In tutto questo, ci sono anche bravissimi piennellisti, originale definizione del coach Andrea Favaretto, coloro che applicano la PNL con spontaneità perché è una loro dote naturale e lo fanno quasi senza pensarci, e coloro che invece studiano, leggono, partecipano a un corso dopo l’altro, conoscono tutto della PNL ma trovano grande difficoltà nell’applicarla, risultando dunque innaturali. Questi, sempre per Favaretto, sono i piennellari.
Favaretto, in un suo libro, spiega come gli obiettivi debbano essere in linea con le nostre mappe mentali: “Se voglio raggiungere un obiettivo, la prima cosa che devo fare è andare a vedere se gli elementi che costituiscono la mia mappa sono in linea con i risultati che voglio ottenere. Un obiettivo è facilmente o difficilmente realizzabile sulla base di quanto esso è allineato con la mia mappa. Ora, ci sono persone che fanno corsi di formazione da dieci o vent’anni e in alcune aree della loro vita sono sempre allo stesso punto. Conosco un uomo in forte sovrappeso che passa da un corso all’altro per capire qual è il sabotaggio che gli impedisce di dimagrire”.
Il sabotaggio è facilmente spiegabile, l’uomo cerca la soluzione all’esterno, fuori dal , cercando nella PNL il mezzo che, al pari della pillola che fa passare il mal di testa, gli risolva il problema. Ma non funziona così, non esistono, come già detto, tecniche e strategie che possano cambiarci la vita. Siamo sempre e solo noi che abbiamo il potere di agire sul nostro approccio mentale. Favaretto, che a mio avviso è il perfetto piennelista 😀 , specifica che studiare il comportamento è interessante ma quello che è fondamentale, è comprendere come il proprio stato d’animo determini azioni e risultati.
Qualora si desideri un aiuto per individuare il percorso migliore da intraprendere nell’ottica della definizione e del miglioramento dei propri schemi comportamentali, per comprendere quali strumenti possono essere utili per noi e come utilizzarli al meglio, il Counseling può essere di grande aiuto.

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