Le donne mi fanno impazzire…

ALDO e le sue donne.

Aldo ha 50 anni, un fisico che ne dimostra 10 in meno e un’aria da ragazzo. Arriva in studio con abbigliamento informale. Ha una ditta individuale (settore edile), non è sposato, non ha figli e dice di frequentare attualmente un’amica, senza troppo impegno.
Comincio a sentirmi vecchio… ” afferma. Emerge subito uno stile di vita decisamente attivo. Aldo è una persona palesemente sicura di sé, con un spiccato senso dell’umorismo e un carattere gioviale. Pratica body building da decenni. La sera e nei fine settimana si dedica agli amici alternando aperitivi, cene, motoraduni, eventi che hanno a che fare prevalentemente con il suo interesse per le moto.
Mi parla delle sue relazioni con le donne. Racconta che si è stancato: “Le donne sono troppo esigenti, non ti offendere… anche te sei una donna (ride) … ma capisci cosa intendo? Siete troppo impegnative, ci fate impazzire e io ormai son vecchio per impazzire… Però non ci posso rinunciare perché mi piacciono troppo, non posso farne a meno, ma mi ritrovo sempre con un sacco di rogne. La donna che sto frequentando adesso ho provato a mollarla una decina di volte ma lei è tosta… è anche brava a letto e… sai, è facile cedere (ride ancora). Però mi rende la vita un inferno… Prima le gestivo meglio le donne, avevo più grinta, adesso mi sono stufato. .
Percepisco una certa tensione e per metterlo più a suo agio, gli dico che apprezzo la sua decisione di essere venuto da me a parlare di questo suo problema in sede di counseling. Si rasserena leggermente. Gli chiedo perciò se il suo problema sono dunque le donne o il fatto di sentirsi vecchio. La sua risposta è vaga. Lo invito a descriversi come se stesse descrivendo un amico, tenendo conto del fatto che io non lo conosco. “Chi è Aldo?” Risponde più o meno così: “Aldo è una persona semplice, è una perla ma non gli devi rompere l’anima sennò diventa una brutta persona”. Rivela subito una mascolinità dirompente che non lascia assolutamente spazio neanche all’ombra del femminile che ogni uomo dovrebbe, in qualche modo, ereditare dalla madre o comunque da una figura materna. Aldo tollera molto male le relazioni impegnative con donne che vogliono condividere con lui impegni, progetti, spazi. Bisogna lavorare sulla consapevolezza di sé, dei propri bisogni, della propria responsabilità ma soprattutto bisogna lavorare sulla sensibilità e sull’empatia.
Gli propongo dunque un gioco di ruoli, per metterlo nelle condizioni di vedere e comprendere il comportamento che lui adotta in maniera sistematica ed istintiva per poterlo così valutare da un nuovo punto di vista, guardandolo dall’esterno, allo specchio. Lui accetta. Lo invito a mettersi comodo, a chiudere gli occhi e a portarsi in uno stato di rilassamento, liberando il più possibile la mente da ogni pensiero. Per aiutarlo lo induco a visualizzare un paesaggio rilassante e a concentrarsi sui colori, sui profumi, sui suoni. Quando lo stato di rilassamento sembra raggiunto, gli chiedo di immedesimarsi nel ruolo di una donna trentenne, di nome Lisa. Gli descrivo in maniera minuziosa la donna immaginaria, una donna fragile, in cerca di stabilità, di protezione. Gli racconto della sua vita. Lisa è cresciuta in una famiglia unita, padre e madre molto protettivi, un fratello maggiore con cui ha sempre avuto un forte legame e tanti parenti vicini. Si è sposata giovane ma due anni fa suo marito si è innamorato di una collega e l’ha lasciata. Non ha figli. Ad un certo punto, gli chiedoCome ti senti, Lisa, in questo momento?la risposta è sbalorditiva: “Arrabbiata, triste, sola, delusa, tradita”“Cosa desideri?”“Una famiglia mia, un uomo di cui fidarmi, che mi ami davvero, ma adesso voglio tornare dai miei”.
All’incontro seguente, usiamo la stessa tecnica. Questa volta la donna immaginaria è una donna matura, si chiama Stella, uno spirito libero, un matrimonio burrascoso alle spalle, due figli grandi e ormai autonomi, diversi interessi personali e nessuna voglia di intraprendere una relazione stabile con un uomo. Dopo la fase preparatoria di rilassamento, la domanda che gli pongo, dopo averlo fatto ben immedesimare nel personaggio, è “Sei felice, Stella?” lui risponde “No, mi manca qualcosa…” – “Sai dirmi cosa?” – “L’amore, come lo intendo io”. In entrambe le sedute, la durata del role play è di circa 30 minuti. Aldo tiene gli occhi chiusi per tutto il tempo, riuscendo bene ad immedesimarsi nei ruoli.
Durante l’incontro successivo, mi racconta di aver elaborato il lavoro che abbiamo fatto insieme e riesce ad affermare che le donne non sono tutte uguali, ognuna ha una sua storia ed esigenze diverse. “Ho capito che devo conoscerle bene prima di frequentarle e che devo essere più rispettoso. Io non ho sorelle, sono figlio unico, i miei genitori si sono separati che ero un ragazzino. Non ho mai capito cosa passasse per la testa di una donna in certi momenti, ma adesso quando ne vedo una, penso che potrebbe anche essere mia sorella. Se una donna è in cerca di qualcosa che io non le posso dare, le devo lasciar proseguire la sua strada”. Mi confessa inoltre che è stato più semplice per lui immedesimarsi nel ruolo del fratello di Lisa, riuscendo in questo modo ad avvicinarsi con più facilità e naturalezza al dolore della donna, verso cui ha manifestato un sentimento nuovo per lui, un senso di protezione.
Aldo ha iniziato un percorso di consapevolezza che lo porta non solo a comprendere meglio le donne, ma a guardare anche dentro di sé. Ha come la sensazione di riscoprire una realtà che aveva sotto al naso ma che non riusciva a vedere. Adesso parla del mondo femminile con una nuova prospettiva e trova interessante scovare collegamenti con le relazioni del passato, alle quali inizia a dare una nuova luce, un nuovo significato, riuscendo a comprendere aspetti che erano rimasti completamente inspiegabili per lui.
Approfitto di questa fase illuminante per chiedergli: “Tu come stai, Aldo? Hai ciò che desideri? Sei soddisfatto della tua vita”. La domanda è imprevista e rimane per un attimo spiazzato. Lo rassicuro dicendogli che voglio solo che ci rifletta.
All’ultimo incontro, a distanza di due mesi e mezzo, Aldo arriva con un look diverso, indossa un paio di jeans senza strappi e una giacca di taglio classico. Anche il look dei capelli è rinnovato e la barba è più curata. Ha perso quell’aria da “cattivo ragazzo” insomma. Mi racconta di aver iniziato una relazione con una donna cinquantenne, una scrittrice. Trascorrono parecchie serate a parlare, ha scoperto il piacere e l’abilità di ascoltare e si sente decisamente più maturo. “Mi sento bene, ho scoperto in me l’uomo adulto che non vedevo prima e questo mi piace. Anche il sesso è migliorato! Sono abbastanza soddisfatto di me, mi sento in qualche modo rinato”.
Aldo ha compreso che quello di cui aveva bisogno era accettare la responsabilità di crescere, di intraprendere una nuova fase della sua vita, basata sulla comprensione del sentire della partner, per stabilire relazioni profonde, dove poter sperimentare uno scambio di sentimenti e di emozioni, nell’ottica di una relazione completa e appagante, fatta non solo di fisicità e di compagnia senza impegno. La risorsa che ha sviluppato per lavorare su queste nuove consapevolezze è l’empatia nei confronti dell’altro sesso, che gli ha consentito di aprirsi e di poter così esplorare un mondo nuovo, con occhi nuovi, gli occhi di un uomo finalmente maturo.

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