Mi fai stare male

La vita, come tutti impariamo presto, oltre ad essere un’esperienza ricca di gioie, di entusiasmo e di gratificazioni, è fatta anche di dolore, di difficoltà, di malessere. A chi non è mai capitato di avere la sensazione che intorno tutto e tutti cospirassero contro? A partire dai genitori, fratelli e sorelle, continuando per amici, compagni, partner, colleghi, capi, dipendenti, parenti, vicini e concludendo con figli, nuore generi, suoceri, cognati, ma anche politici, medici e così via.

Quanto potere hanno le persone che ci circondano di determinare il nostro malessere/benessere?

Spesso ascolto la rabbia e il rancore che molti hanno nei confronti di qualcuno che “li ha fatti soffrire”. Frasi tipo “Mi ha reso la vita un inferno” oppure “È lui (o lei) che mi fa star male”.

Qualche giorno fa una giovane donna è venuta in studio in preda all’agitazione. Il suo problema è di tipo relazionale, si trova nel bel mezzo di una crisi di coppia con il compagno, con cui convive da qualche anno. Le ho chiesto se gli avesse proposto di coinvolgerlo nel percorso di counseling, ma la risposta è stata “Non se parla neanche! Conoscendolo mi direbbe di no!”.

Il suo focus era sui comportamenti discutibili che lui adotta in casa e nei suoi confronti. Ha iniziato dunque ad elencare, molto velocemente e come un fiume in piena, tutto ciò che quest’uomo fa di sbagliato secondo lei. In particolare mi ha colpito un episodio risalente a qualche tempo prima, in cui lui doveva ricevere delle cure mediche per un problema di salute. La scelta di farsi curare nella sua città d’origine, da un medico di fiducia della famiglia, trasferendosi dalla madre e lasciando così la loro abitazione per un paio di mesi, l’ha indisposta notevolmente, rendendola nel tempo parecchio rancorosa.iStock_43270630_MEDIUM-e1468231092456

Le ho chiesto perché questa decisione l’avesse infastidita così tanto e ne è venuta fuori una visione egocentrica. “Gli sono sempre stata vicina, anche nei momenti più difficili, ho fatto tanto per lui, ho rinunciato a tutto pur di stare con lui, lo avevo pregato di farsi curare qui e invece lui ha scelto la vicinanza di sua madre. Uno schiaffo morale per me, mi ha messa da parte, non mi ha ritenuta all’altezza della situazione, non doveva farmi soffrire così, dopo tutto quello che io ho fatto per lui”.

Il quadro è chiaro. La mia cliente non riesce ad immedesimarsi in maniera empatica nella posizione del compagno, e questa incapacità non le fa comprendere i suoi bisogni, bisogni che riguardano esclusivamente lui e il suo desiderio di sentirsi curato da un medico che già conosce e allo stesso tempo “accudito”, in una fase di debolezza come quella in cui si manifesta un problema di salute importante, dalla figura materna, in cui vede ancora una figura protettiva e accogliente, pur essendo adulto e pur avendo una compagna. Questo meccanismo può scaturisce anche dal rapporto fra i due e dalle dinamiche che intercorrono nella coppia, terreno che probabilmente il compagno non vede come stabile e sicuro.

vignetta coppiaIl percorso da fare consisterà nel guidare lei verso la comprensione delle ragioni dell’altro, farle comprendere che non esiste solo il suo modo di percepire la realtà dei fatti e che fin quando percepirà la realtà come oggettiva, considerando solo il suo punto di vista, non riuscirà a comprendere le ragioni e i bisogni del compagno. Una volta comprese queste ragioni, potrà scegliere se trovare un modo per relazionarsi serenamente con lui, pur avendo punti di vista diversi, oppure se considerare l’idea di rivalutare affinità e incompatibilità, nell’ottica di un’eventuale possibile chiusura del rapporto.

Lo scoglio più difficile da superare in questo percorso è quello di far comprendere alla cliente che non è il compagno a farla star male ma è il suo modo di rapportarsi con lui. La soluzione del problema non potrà mai essere fare in modo che lui cambi. L’idea che il problema sia esclusivamente del compagno e la ferma convinzione di aver fatto e di fare tutto il possibile e anche l’impossibile per portare avanti la relazione,  è una posizione molto frequente, ma la coppia è formata da due individui ed entrambi influiscono l’uno sull’altra.

Noi non possiamo decidere di cambiare l’altro, possiamo fare qualcosa o tanto (dipende da noi) per cambiare la nostra percezione, il nostro punto di vista e le nostre reazioni. Se lei rimane nella convinzione di essere dalla parte giusta, considerando sbagliato il comportamento di lui, continuerà a pensare che a cambiare non dovrà essere lei ma lui. Questo le impedirà di trovare la soluzione al conflitto, che diverrà sempre più logorante. Inoltre, il lavoro che faremo io e lei insieme sarà un lavoro pressoché inutile, che non ci porterà a nessun risultato se non quello di uno sfogo emotivo fine a se stesso. Perché questo percorso possa avere un senso invece, la cliente deve spostare la sua attenzione da sé e dal suo disappunto ed iniziare a vedere (sentire) cosa prova l’altro. Saranno utili tecniche di visualizzazione guidata e giochi di ruolo che la aiuteranno a capire che le sue azioni e reazioni hanno una risonanza sul compagno, che se lei riesce a cambiare alcuni atteggiamenti riconoscendoli come non funzionali, anche lui di conseguenza cambierà e che questo è l’unico modo che abbiamo a disposizione per risolvere questa fase di impasse.black-and-white-2590810_1280

Bisognerà dunque focalizzare l’attenzione sulle sue risorse personali e sulla sua capacità di ampliare la visione, al momento fortemente limitata dal suo egocentrismo. Solo in questo modo sarà possibile avvicinarsi alla soluzione del conflitto o quanto meno muoversi verso questa direzione, tenendo chiaramente presente quanto il compagno riuscirà a sua volta a trovare nel cambiamento di direzione di lei, una spinta verso il suo riavvicinarsi alla compagna, che “fisiologicamente” comincerà a vedere sotto un’altra luce.

È chiaro che un percorso di coppia sarebbe consigliato, ma se non è voluto da entrambi, anche lavorare con uno dei due può portare a buoni risultati.

I commenti dei lettori sono ottimi spunti di approfondimento e di scambio, oltreché sempre graditi 🙂

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