Pausa di riflessione

Nella coppia ogni tanto arriva un momento di incertezza in cui uno dei due ha bisogno di riflettere e chiede all’altro/a una pausa, un distacco. Succede non solo in coppie consolidate e di vecchia data ma anche in coppie nuove, appena nate, dove l’incertezza probabilmente c’è già dall’inizio ma si vuole comunque tentare di intraprendere la relazione, perché magari ci sono elementi che spingono verso quella direzione.
Così, ad un certo punto, qualcuno chiede un allontanamento per riflettere e per decidere se è il caso o meno di continuare.Di-Cosa-Parlare-Con-Una-Ragazza
La famosa pausa può anche essere un primo passo verso la separazione, quando magari non si ha la forza di un taglio netto e si vuole procedere pian piano oppure può essere il modo per concedersi uno di quei momenti di evasione di cui parlavo nell’ultimo post pubblicato sulla mia pagina Facebook (https://www.facebook.com/carmen.counselor), per avere dunque un po’ di spazio e tempo da dedicare a qualcun altro/a. Questa ragione di solito è considerata la più frequente ma non è certamente l’unica e spesso invece si verifica l’esigenza di staccare anche quando non c’è di mezzo un’altra persona.
In ogni caso, le reazioni di chi subisce questa decisione possono essere tante e diverse: c’è chi non accetta questa situazione e chiude direttamente la relazione, senza ripensamenti, dimostrando una certa rigidità ed una intransigenza che spesso derivano dal bisogno di difendersi da un rifiuto; chi non smette di chiedere spiegazioni e nessuna ragione ai suoi occhi appare sensata, rifiutandosi di comprendere e di accettare la volontà dell’altro e lanciandosi in uno stancante logorio fatto di messaggi, telefonate e quant’altro, salvo poi farsi travolgere dalla rabbia cieca quando ad un tratto si ritrova bloccato su tutti i mezzi di comunicazione; c’è chi accetta di mettersi da parte per un po’ scegliendo la via della comprensione e rispettando empaticamente e pazientemente la scelta del partner e il suo bisogno di allontanamento.
solitudineL’ultima opzione sembrerebbe essere il comportamento più maturo e più funzionale da adottare e probabilmente lo è, ma ci sono effetti collaterali. Chi rimane nell’attesa potrà iniziare a idealizzare l’altro/a. Quando ci manca qualcuno infatti, gli aspetti migliori di lui o di lei, quelli che ci hanno colpito e che ci hanno fatto innamorare, prevalgono nei ricordi e tutto il resto svanisce quasi per magia, pertanto il rischio è quello di sviluppare una visione distorta dell’altro/a, non reale. Questo meccanismo conduce verso una chiusura nei confronti di altre possibilità, non esiste niente e nessuno all’infuori di lui/lei, che diventa una figura onnipresente nei pensieri di vita quotidiana, una sorta di ossessione che non permette di guardare oltre, perché “tanto non ne vale la pena“. Ci si sentirà svogliati, si farà fatica a concentrarsi in una qualsivoglia attività e non si avrà voglia neanche di progettare nulla. Si potrà andare avanti così anche per mesi e, nei casi peggiori, per anni.
Si può anche verificare il contrario, ovvero, per istinto di sopravvivenza, saltano fuori tutti i lati “negativi” dell’altro/a che prima erano del tutto secondari ai nostri occhi. Pur vedendoli, li accettavamo e addirittura li apprezzavamo, considerandoli persino aspetti unici e interessanti, ma una volta fuori gioco, risaltano come le righe evidenziate in giallo su una pagina di un libro e iniziamo a vederli con distacco, per quello che sono, privi di quell’affetto che prima faceva da ammortizzatore. In questo modo ci possiamo consolare, pensando “Ma sì… in fondo non è stata una gran perdita…” e per rincarare la dose qualche lato “negativo” ce lo inventiamo.pausa riflessione
A questo punto la via del distacco diventa sempre più irreversibile e se l’altro/a si dovesse ripresentare, noi che siamo rimasti in panchina, non siamo più le stesse persone di prima, i nostri sentimenti sono cambiati, la frase tipica di questo sentire è “adesso mi è caduto/a dal cuore“.
Le persone cambiano, i sentimenti cambiano.
Se ami qualcuno, non farlo aspettare. L’amore richiede impegno, se lui o lei non sono una priorità per te, se non sei disposto/a a mettere tutto in secondo piano rispetto a lui o lei, se pensi di doverti allontanare da lui o da lei per risolvere da solo/a i tuoi problemi, questi sono già segnali importanti riguardo ai tuoi sentimenti, lo stand by va bene per i dispositivi elettronici, non per le persone.
Se per te il rischio di perderlo/a è un rischio accettabile, chiediti se è davvero amore il sentimento che provi. L’amore richiede coraggio nell’affrontare qualsiasi ostacolo e volontà di affrontarlo insieme, ma se non sei neanche sicuro/a di quanto sia importante e prioritaria per te la sua presenza nella tua vita, forse potrebbe essere un altro il sentimento che provi.
Il counseling è utile in queste fasi di impasse, aiuta a chiarire come ci si sente, cosa si prova, cosa si desidera, come muoversi e verso che direzione, senza mai giudizio, senza direttività, attraverso l’ascolto empatico ed attivo che facilita nuove consapevolezze e aiuta a superare le incertezze che in certi momenti della vita ti impediscono di prendere alcune decisioni e di proseguire nel tuo cammino.

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